RAFFAELLO OSSOLA : “Immagini immaginate” di Giancarlo Bonomo

Un tempo i romani dicevano “nomen omen” intendendo, con questa locuzione latina, come nel nome sia contenuto il destino del suo possessore. Ossola, chiamandosi dunque Raffaello, è così soggetto alla necessità di un nome che il destino gli ha conferito, imponendogli implicitamente una maestria tecnica “raffaellita” da artista straordinario.   Nella fattispecie, tutto coincide e si evince nella capacità di costruire ardite architetture sospese nel cielo, rendere con estrema naturalezza il colore e le venature del marmo o il dettaglio paesaggistico e, soprattutto, la visione di una dimensione altra dell’esistenza difficilmente immaginabile nella realtà del pensiero razionale. Una peculiarità, quest’ultima, che contraddistingue questo artista che sa così coniugare tecnica ed ispirazione, supremo talento esecutivo ed intuizione che agisce nel profondo. La tecnica da sola non basta. Può costituire una base sicura, un trampolino di lancio, ma dev’essere unita ad un’idea forte che lampeggia e chiede incessantemente di essere realizzata nella concretezza dell’opera che rappresenterà a sua volta, quando compiuta, quello stile personalissimo che è il vero luogo dell’arte. Non basta dunque la scelta del soggetto, per originale ed inedito che sia. E’ necessaria la personalizzazione, l’impronta dello spirito che ha mosso l’artista ad esprimersi in quella maniera stilistica unica ed …

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